Riforma degli appalti: il primo step è ufficiale

Il Senato della Repubblica ha approvato il 13 gennaio 2016 il testo-delega a cui il Governo dovrà attenersi nella redazione del Decreto Legislativo con cui verrà riformato il codice sugli appalti pubblici. A grandi linee si va verso una forte innovazione dell’atteggiamento che la PA dovrà tenere nei confronti del mercato e dei suoi player.

In un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore del 15 gennaio 2016, Raffaele Cantone (Presidente ANAC) si è manifestato deciso e molto fiero per il primo passo verso l’ammodernamento dell’apparato degli approvvigionamenti pubblici in Italia anche attraverso lo snellimento del corpo normativo e il rafforzamento del ruolo dell’ANAC nella vigilanza e il controllo (anche mediante blocco delle procedure in corso) dei comportamenti degli enti.

In breve possiamo riassumere qui le novità che riguardano gli appalti di soft facilities (pulizie, movimentazioni, ristorazione, ecc):

  • Valorizzazione della minimizzazione degli impatti ambientali e sulla salute dei cittadini dei servizi proposti;
  • Imposizione di creazione di conti correnti dedicati ai singoli appalti;
  • Definizione di criteri di valutazione dei requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi proporzionati all’appalto e volti a favorire l’accesso da parte di micro e piccole imprese;
  • Creazione di bandi-tipo e capacità promozionale di ANAC degli stessi (a differenza di ora che tendenzialmente il bando tipo resta un mero suggerimento, ndr)
  • Riduzione degli oneri documentali in fase amministrativa e possibilità di integrazione dei documenti mancanti non onerosa, fatta eccezione per le parti di offerta tecnico-economica;
  • Revisione ed efficientamento delle convenzioni e degli accordi quadro con la finalità di migliorare la qualità degli approvvigionamenti. In tal senso possiamo immaginare, proprio in chiave di accesso delle micro e piccole imprese (e delle start up) che ci sia la volontà di frazionamento in lotti più piccoli rispetto al passato.
  • Definizione delle offerte economicamente vantaggiose inquadrandole in criteri oggettivi di valutazione: criteri ambientali, qualitativi e sociali (ad esempio impiego di risorse umane locali, ndr)
  • Forte diminuzione del ricorso all’offerta al massimo ribasso;
  • Revisione dei sistemi di garanzia per l’aggiudicazione degli appalti;
  • Revisione del sistema di qualificazione dei concorrenti (includendo criteri di ranking reputazionali);
  • Revisione della disciplina dell’avvalimento (relegandola ad un “prestito di strumenti operativi”, diminuendo così il ricorso ad avvalimenti a cascata di generiche capacità tecniche o economiche);
  • Introduzione di una camera arbitrale sotto il controllo dell’ANAC che eviti l’eccesso di ricorsi ai vari Tribunali amministrativi regionali;
  • Stretta sulla valutazione di congruità economica;
  • Stretta sul subappalto: indicazione già in sede di offerta dettagliatamente la parte specifica di appalto che si darà in subappalto indicando, peraltro, il nome del “fornitore” affinché possa essere verificata la sua capacità di svolgere prestazioni in ambito pubblico;

Alla luce di quanto si evince dal documento licenziato dal Senato (disponibile qui) possiamo accogliere con favore la filosofia improntata su qualità e valorizzazione dei player più responsabili.

Rimane, chiaramente, una legge tutta da scrivere: attualmente è attesa una prima scrittura al 18 aprile.

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