Il tramonto degli obblighi di riassunzione

L’11 febbraio 2016, con la sentenza 1969, il TAR del Lazio ha ribadito nuovamente un concetto di larga condivisione nella giurisprudenza: negli appalti pubblici di servizi non si può imporre alle imprese concorrenti l’applicazione di un determinato contratto collettivo.

Di fatto, la clausola sociale mantiene la sua attività (peraltro riconfermata con la legge delega 11/2016), tuttavia ne viene messa in discussione la completa operatività come fino ad oggi la conosciamo. Infatti da un lato abbiamo la giurisprudenza che tende a dare ragione alle imprese aggiudicatarie di commesse nella libertà di applicare CCNL secondo propria convenienza (in tal senso anche CdS 5597/2015, TAR Torino (23/2015), TAR Toscana (1160/2013), dall’altro la nuova codificazione in materia di appalti pubblici, con tutta probabilità, renderà premiale in offerta tecnica la salvaguardia della clausola sociale.

In conclusione di analisi, un inizio di modificazione alla disciplina della clausola sociale “conservativa e garantista” arriva da tempi non sospetti: dal Consiglio di Stato, che nel 2009 con la sentenza 3850 cristallizzò il principio secondo cui le imprese sono libere di decidere motu proprio il numero e la qualifica degli operatori da assumere al fine di armonizzare i costi legati all’offerta (liberamente fatta ai sensi dell’art. 2607 del cc).

Proprio ad avvalorare logicamente questo ultimo concetto si può ricordare la connessione con la normativa vigente: i lavoratori che non trovano spazio nell’organizzazione dell’impresa subentrante e non sono reimpiegati nel dall’impresa uscente, possono essere destinatari di ammortizzatori sociali.

Annunci